Blog de César Salgado

5 Maio 2008

Survival denuncia agresións a indíxenas en Botswana, Brasil e Colombia

Gardado en: Botswana, Brazil, Colombia, Human Rights, Politics, Survival International — César Salgado @ 21:52

Copio un extracto do boletín en español “Noticias electrónicas de Survival International de 5 de mayo de 2008″:

BOTSUANA: agua para los turistas en el Kalahari, pero no para los bosquimanos

Alojamientos turísticos que requerirán enormes cantidades de agua, serán construidos en la tierra de los bosquimanos del Kalahari. Sin embargo, a ellos no se les permite extraer agua de su único pozo subterráneo.

BRASIL: suspendido el desalojo de invasores ilegales

La violencia de los granjeros que ocupan ilegalmente tierras indígenas en el estado brasileño de Roraima ha conseguido que el Tribunal Supremo suspenda una operación policial para desalojarlos.

COLOMBIA: indígenas aislados se convierten en el objetivo de la guerrilla y del ejército

Ciento treinta nukak, uno de los últimos pueblos indígenas nómadas del Amazonas, han abandonado sus hogares en la selva tras verse atrapados en el conflicto armado que sacude Colombia.

Umberto Eco e Antonio Machado

Gardado en: Education, Language, Literature, Philosophy, Politics — César Salgado @ 20:05

Antonio Machado (1875 – 1939), ademais de poesía, escribiu un libro, Juan de Mairena. Sentencias, donaires, apuntes y recuerdos de un profesor apócrifo, que me vén á memoria lendo agora a Umberto Eco (A paso de cangrejo; Random House Mondadori, Barcelona, 2007; ISBN: 9788483465677).

Copio este de entre varios exemplos da “sofística” practicada por Juan de Mairena:

—Señor Gonzálvez.
—Presente.
—Respóndame sin titubear. ¿Se puede comer judías con tomate?
El maestro mira atentamente su reloj.
—¡Claro que sí!
—¿Y tomate con judías?
—También.
—¿Y judíos con tomate?
—Eso… no estaría bien.
—¡Claro! Sería un caso de antropofagia. Pero siempre se podría comer tomate con judíos. ¿No es cierto?
—Eso…
—Reflexione un momento.
—Eso, no.
El chico no ha comprendido la pregunta.

Copio un deses artigos de Umberto Eco que, como Juan de Mairena, nos convida a pensar. Neste caso a reflexión intenta diferenciar entre spiegare (explicar), capire (comprender), giustificare (xustificar) e condividere (compartir). Está no libro que estou a ler (en italiano é A passo di gambero) e publicouse orixinalmente en L’Espresso (15 – XI – 2001). A negrita é miña:

Quelli che capiscono Osama Bin Laden

Veramente viviamo in tempi oscuri. E non solo per le cose tragiche che stanno accadendo, ma anche perché, per capire che cosa accade, occorrerebbe essere molto sottili, e invece questi non paiono tempi di sottigliezze. Intorno a noi si procede a sciabolate. Bin Laden nel suo ultimo messaggio rinuncia persino alla distinzione da cui era partito (un occidente cattivo fatto di americani e israeliani, e gli altri, che per il momento non nominava) ed è passato a parlare di scontro contro i “cristiani” in genere (che ai suoi occhi comprendono evidentemente anche gli ebrei, i laici, gli ex materialisti sovietici e forse persino i cinesi). Ma, almeno a parole, non va meglio a casa nostra. Se ti accade di dire che Bin Laden è un briccone, ti rispondono che allora vuoi ammazzare i bambini di Kabul, e se auspichi che a Kabul non muoiano bambini ti definiscono un sostenitore di Bin Laden. Eppure l’unico modo di non fare il suo gioco è rifiutarsi alle crociate in bianco e nero e coltivare quella profonda saggezza che la nostra cultura ci ha trasmesso, la capacità di fare distinzioni.

Alcune settimane fa è apparso un sondaggio secondo il quale pareva che una grande maggioranza della sinistra “comprendesse” le ragioni di Bin Laden. Apriti cielo. Dunque chi aveva risposto così approvava la distruzione delle due torri? Non credo. Penso piuttosto che, comunque fosse stata posta la domanda, in momenti come questi la gente non riesce a distinguere bene, per esempio, tra spiegare, capire, giustificare e condividere.

La ragazza Erika è accusata di aver accoltellato la madre e il fratellino. Si può spiegare questo evento? Certo, e dovrebbero farlo gli psicologi e gli psichiatri. Si può capire Erika? Se mi spiegano che era in preda a un raptus di follia, la posso capire, perché con la follia non si ragiona. Si può giustificare? Certo no, tanto è vero che occorre che un tribunale in qualsiasi modo condanni il suo gesto e la metta nelle condizioni di non nuocere. Si può condividere quello che ha fatto, nel senso che lo faremmo anche noi? Spero proprio di no, se non siamo di quei dissennati che le mandano messaggi di solidarietà.

È fresca una polemica sulla comprensione di coloro che hanno aderito alla repubblica di Salò. Si può spiegare storicamente perché alcuni hanno fatto quella scelta? Certo, ed è stato fatto. Si può capire perché molti l’hanno fatta? Si può capire benissimo e capire non solo chi l’ha fatta in buona fede ma anche chi l’ha fatta per disperazione, o per qualche interesse. Si può giustificare, storicamente, quella scelta? No, almeno dal punto di vista dei valori del mondo democratico. Si capisce la persona, ma non si giustifica la scelta. Si può condividere? Io nel 1943 avevo solo undici anni e mi chiedo sovente che cosa avrei fatto se ne avessi avuto venti, ma almeno col senno di poi spero che non l’avrei condivisa.

Si può spiegare la strage della notte di San Bartolomeo, col massacro fatto dai cattolici nei confronti dei protestanti? Certamente, ci sono libri e libri che spiegano perché quel fatto è accaduto. Si possono capire le ragioni di chi lo ha compiuto, magari ritenendo di guadagnarsi il paradiso? Studiando la psicologia di quella gente di cinque secoli fa, il clima sanguinoso delle guerre di religione, e tante altre cose, si può. Si può giustificare quel massacro? Dal nostro punto di vista di uomini moderni ovviamente no, e tanto meno lo si può condividere, nel senso che ogni persona di senno oggi riterrebbe delittuoso fare altrettanto.

Sembra tutto così semplice. Si può spiegare l’azione di Bin Laden, in parte come l’ha spiegata lui nel suo primo messaggio, in termini di frustrazione del mondo musulmano dopo la caduta dell’impero ottomano, e in parte tenendo conto dei suoi interessi politici ed economici (si spiega l’azione di Bin Laden col fatto che vuole mettere le mani sul petrolio saudita). Si possono capire i suoi seguaci? Certo, tenendo conto dell’educazione che hanno ricevuto, della frustrazione di cui si diceva, e di tante altre ragioni. Si possono giustificare? Evidentemente no, infatti li si condanna e si auspica che Bin Laden venga messo nelle condizioni di non nuocere.

Si noti che, se non si riesce a spiegare il gesto di Bin Laden e a capire perché centinaia o migliaia di volontari partono dal Pakistan per andare a unirsi a lui, ci si trova in difficoltà quando si voglia contrastarlo, e cioè comprendere che cosa si debba effettivamente fare per neutralizzare il pericolo che rappresenta. Insomma, proprio perché non si giustifica e non si condivide il fondamentalismo musulmano, bisogna spiegarlo e capirne i moventi, le ragioni, le pulsioni che lo determinano.

Che cosa intende dire qualcuno quando afferma di “comprendere” il gesto di Bin Laden? Che lo spiega, che lo capisce, che lo giustifica o che lo condivide?

Sino a che non saremo tornati in uno stato d’animo che consenta e incoraggi le distinzioni, saremo come Bin Laden, e come lui ci vuole.

Lazarillo de Tormes

Gardado en: Education, Literature, Politics — César Salgado @ 10:40

La vida de Lazarillo de Tormes y de sus fortunas y adversidades é unha novela española anónima, publicada por primeira vez no 1554 e considerada precursora da novela picaresca.

Encontrei esta novela e outros recursos para o estudo da lingua española na páxina de Sergio Zamora. Aínda que posiblemente sexa millor consulta-lo texto desta novela na Biblioteca Virtual “Miguel de Cervantes”.

Oxalá as obras de cultura fosen todas libres, ou polo menos propiedade dos autores, porque o acceso á cultura é un direito humano inalienable, e agora as obras están na súa maioría secuestradas polas corporacións editoriais, e ese delicto está amparado de feito, e ás veces de direito, polas administracións públicas, case sempre poñendo como excusa o que chaman falazmente “direitos de autor”. Isto é o que di Lázaro de Tormes no prólogo:

[...] ninguna cosa se debería romper ni echar a mal, si muy detestable no fuese, sino que a todos se comunicase, mayormente siendo sin perjuicio y pudiendo sacar de ella algún fruto. Porque, si así no fuese, muy pocos escribirían para uno solo, pues no se hace sin trabajo, y quieren, ya que lo pasan, ser recompensados, no con dineros, mas con que vean y lean sus obras y, si hay de qué, se las alaben. Y, a este propósito, dice Tulio: «La honra cría las artes». [...]

Costeley: La Prise de Calais (multitrack “one-man choir”)

Gardado en: Costeley, History, Janequin, Music, Vocal music — César Salgado @ 09:37

Guillaume Costeley (ca. 1531 – 1606) compuxo esta peza a catro voces (hai unha transcripción na CPDL baixo o título La Prise de Calais ou “Hardis Françoys”) no estilo de Clément Janequin, para recorda-la batalla na que os franceses reconquistaron Calais, que levaba 150 anos ocupada polos ingleses.

Eu coñecía esta peza polo marabilloso disco “Fricassée Parisienne” (Harmonia Mundi, 1985) do Ensemble Clément Janequin (de onde tomo a letra). A que poño aquí é unha versión distinta, curiosa, na que un so cantante gravou as catro voces. Aínda así, non lle quedou mal de todo…

Hardis Françoys et furieux Normantz,
Picardz, Bretons, Gascons, et Rochelloys,
C’est à ce coup sans plus estre dormantz,
Que de Calais faut chasser les Angloys.
Tabours, clairons, bruyez faictes effroys.

Tonnez canons, renversez les rempars!
Marchons soldatz, les rempars sont espars:
Entrons dans l’eau, et passons les fossez.
Ren toy, Calais, cache tes estandars.
A mort, canaille, à mort, à mort, passez.

France par terre et par la mer aussi,
Dedens, dedens, victoire avons Françoyse.
Las je me rendz! et plus ne suis Angloise.
Nobles Françoys, ayez de moy mercy,
Sans nul bon droit l’Angloys me print icy,
Me captivant en orgueilleux lien.

Bien venu soys, car à toy j’appartien,
Roi des Françoys justement m’as conquise,
Fuy donc de moy, Angloys et ta fierté
Car c’est en vain qu’on garde la Cité,
Si le grand Roy n’en a la garde prise.

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