Blog de César Salgado

Philippe le Bel et Philippe le Beau

Acabei de ler A passo di gambero, un libro que recompila artigos e conferencias de Umberto Eco, na súa traducción española (A paso de cangrejo; Random House Mondadori, Barcelona, 2007; ISBN: 9788483465677).

Tropecei coa miña insondable ignorancia en moitas das súas páxinas, por exemplo cando, contando da fin dos templarios (principios do século XIV), fala de “Felipe el Hermoso”. Entón produciuse a disonancia cognitiva: na escola faláronnos dun “Felipe el Hermoso”, con certa relevancia na Historia de España a principios do século XVI. Evidentemente non foron a mesma persoa, aínda que nas Wikipedias en italiano, portugués e alemán tamén chaman ós dous por igual “il Bello”, “o Belo” e “der Schöne”.

Recorrendo á Wikipedia en francés, vexo que alí chaman Philippe le Bel ó que foi rei Filipe IV de Francia entre os anos 1285 e 1314, mentras que chaman Philippe le Beau ó fundador da dinastía Habsburg en España (so foi rei de Castela durante uns meses do 1506, pero o seu primoxénito varón foi Carlos V, emperador de media Europa e coñecido en España como Carlos I).

Na Wikipedia en inglés chaman “Philip the Fair” ó perseguidor dos templarios, e “Philip the Handsome” ó pai do emperador Carlos V.

É sempre útil procurar información en máis dunha Wikipedia. Moitas veces a Wikipedia en inglés ten o millor artigo, pero outras veces as Wikipedias en italiano, francés, español, portugués… teñen artigos aínda millores. E case sempre van aportar informacións complementarias. Debemos prestar atención ás estrelas, que indican “artigos destacados”, e tamén ó símbolo dos artigos que non chegaron a esa categoría pero son considerados bos.

Maio 7, 2008 Posted by César Salgado | Austria, Belgium, Czech Republic, Education, France, Germany, History, Hungary, Italy, Netherlands, Poland, Politics, Religion, Slovenia, Spain, Switzerland | | Non hai comentarios

Campaña de obxección ó financiamento da Igrexa no IRPF

A obxección fiscal máis extendida en España, ata agora, atinxía ós gastos militares. Este ano a asociación Granada Laica está a combater, mediante unha campaña de obxección, o financiamento da Igrexa Católica a través do Imposto sobre a Renda das Persoas Físicas (tamén coñecido como “declaración da renda” ou IRPF).

É unha forma máis de facer visible a contradicción entre un Estado constitucionalmente aconfesional e unha administración que paga soldos ós curas e ós “catequistas” que imparten docencia dentro do horario do ensino obrigatorio…

Maio 6, 2008 Posted by César Salgado | Education, Human Rights, Philosophy, Politics, Religion, Spain | | Non hai comentarios

Umberto Eco e Antonio Machado

Antonio Machado (1875 - 1939), ademais de poesía, escribiu un libro, Juan de Mairena. Sentencias, donaires, apuntes y recuerdos de un profesor apócrifo, que me vén á memoria lendo agora a Umberto Eco (A paso de cangrejo; Random House Mondadori, Barcelona, 2007; ISBN: 9788483465677).

Copio este de entre varios exemplos da “sofística” practicada por Juan de Mairena:

—Señor Gonzálvez.
—Presente.
—Respóndame sin titubear. ¿Se puede comer judías con tomate?
El maestro mira atentamente su reloj.
—¡Claro que sí!
—¿Y tomate con judías?
—También.
—¿Y judíos con tomate?
—Eso… no estaría bien.
—¡Claro! Sería un caso de antropofagia. Pero siempre se podría comer tomate con judíos. ¿No es cierto?
—Eso…
—Reflexione un momento.
—Eso, no.
El chico no ha comprendido la pregunta.

Copio un deses artigos de Umberto Eco que, como Juan de Mairena, nos convida a pensar. Neste caso a reflexión intenta diferenciar entre spiegare (explicar), capire (comprender), giustificare (xustificar) e condividere (compartir). Está no libro que estou a ler (en italiano é A passo di gambero) e publicouse orixinalmente en L’Espresso (15 - XI - 2001). A negrita é miña:

Quelli che capiscono Osama Bin Laden

Veramente viviamo in tempi oscuri. E non solo per le cose tragiche che stanno accadendo, ma anche perché, per capire che cosa accade, occorrerebbe essere molto sottili, e invece questi non paiono tempi di sottigliezze. Intorno a noi si procede a sciabolate. Bin Laden nel suo ultimo messaggio rinuncia persino alla distinzione da cui era partito (un occidente cattivo fatto di americani e israeliani, e gli altri, che per il momento non nominava) ed è passato a parlare di scontro contro i “cristiani” in genere (che ai suoi occhi comprendono evidentemente anche gli ebrei, i laici, gli ex materialisti sovietici e forse persino i cinesi). Ma, almeno a parole, non va meglio a casa nostra. Se ti accade di dire che Bin Laden è un briccone, ti rispondono che allora vuoi ammazzare i bambini di Kabul, e se auspichi che a Kabul non muoiano bambini ti definiscono un sostenitore di Bin Laden. Eppure l’unico modo di non fare il suo gioco è rifiutarsi alle crociate in bianco e nero e coltivare quella profonda saggezza che la nostra cultura ci ha trasmesso, la capacità di fare distinzioni.

Alcune settimane fa è apparso un sondaggio secondo il quale pareva che una grande maggioranza della sinistra “comprendesse” le ragioni di Bin Laden. Apriti cielo. Dunque chi aveva risposto così approvava la distruzione delle due torri? Non credo. Penso piuttosto che, comunque fosse stata posta la domanda, in momenti come questi la gente non riesce a distinguere bene, per esempio, tra spiegare, capire, giustificare e condividere.

La ragazza Erika è accusata di aver accoltellato la madre e il fratellino. Si può spiegare questo evento? Certo, e dovrebbero farlo gli psicologi e gli psichiatri. Si può capire Erika? Se mi spiegano che era in preda a un raptus di follia, la posso capire, perché con la follia non si ragiona. Si può giustificare? Certo no, tanto è vero che occorre che un tribunale in qualsiasi modo condanni il suo gesto e la metta nelle condizioni di non nuocere. Si può condividere quello che ha fatto, nel senso che lo faremmo anche noi? Spero proprio di no, se non siamo di quei dissennati che le mandano messaggi di solidarietà.

È fresca una polemica sulla comprensione di coloro che hanno aderito alla repubblica di Salò. Si può spiegare storicamente perché alcuni hanno fatto quella scelta? Certo, ed è stato fatto. Si può capire perché molti l’hanno fatta? Si può capire benissimo e capire non solo chi l’ha fatta in buona fede ma anche chi l’ha fatta per disperazione, o per qualche interesse. Si può giustificare, storicamente, quella scelta? No, almeno dal punto di vista dei valori del mondo democratico. Si capisce la persona, ma non si giustifica la scelta. Si può condividere? Io nel 1943 avevo solo undici anni e mi chiedo sovente che cosa avrei fatto se ne avessi avuto venti, ma almeno col senno di poi spero che non l’avrei condivisa.

Si può spiegare la strage della notte di San Bartolomeo, col massacro fatto dai cattolici nei confronti dei protestanti? Certamente, ci sono libri e libri che spiegano perché quel fatto è accaduto. Si possono capire le ragioni di chi lo ha compiuto, magari ritenendo di guadagnarsi il paradiso? Studiando la psicologia di quella gente di cinque secoli fa, il clima sanguinoso delle guerre di religione, e tante altre cose, si può. Si può giustificare quel massacro? Dal nostro punto di vista di uomini moderni ovviamente no, e tanto meno lo si può condividere, nel senso che ogni persona di senno oggi riterrebbe delittuoso fare altrettanto.

Sembra tutto così semplice. Si può spiegare l’azione di Bin Laden, in parte come l’ha spiegata lui nel suo primo messaggio, in termini di frustrazione del mondo musulmano dopo la caduta dell’impero ottomano, e in parte tenendo conto dei suoi interessi politici ed economici (si spiega l’azione di Bin Laden col fatto che vuole mettere le mani sul petrolio saudita). Si possono capire i suoi seguaci? Certo, tenendo conto dell’educazione che hanno ricevuto, della frustrazione di cui si diceva, e di tante altre ragioni. Si possono giustificare? Evidentemente no, infatti li si condanna e si auspica che Bin Laden venga messo nelle condizioni di non nuocere.

Si noti che, se non si riesce a spiegare il gesto di Bin Laden e a capire perché centinaia o migliaia di volontari partono dal Pakistan per andare a unirsi a lui, ci si trova in difficoltà quando si voglia contrastarlo, e cioè comprendere che cosa si debba effettivamente fare per neutralizzare il pericolo che rappresenta. Insomma, proprio perché non si giustifica e non si condivide il fondamentalismo musulmano, bisogna spiegarlo e capirne i moventi, le ragioni, le pulsioni che lo determinano.

Che cosa intende dire qualcuno quando afferma di “comprendere” il gesto di Bin Laden? Che lo spiega, che lo capisce, che lo giustifica o che lo condivide?

Sino a che non saremo tornati in uno stato d’animo che consenta e incoraggi le distinzioni, saremo come Bin Laden, e come lui ci vuole.

Maio 5, 2008 Posted by César Salgado | Education, Language, Literature, Philosophy, Politics | | Non hai comentarios

Lazarillo de Tormes

La vida de Lazarillo de Tormes y de sus fortunas y adversidades é unha novela española anónima, publicada por primeira vez no 1554 e considerada precursora da novela picaresca.

Encontrei esta novela e outros recursos para o estudo da lingua española na páxina de Sergio Zamora. Aínda que posiblemente sexa millor consulta-lo texto desta novela na Biblioteca Virtual “Miguel de Cervantes”.

Oxalá as obras de cultura fosen todas libres, ou polo menos propiedade dos autores, porque o acceso á cultura é un direito humano inalienable, e agora as obras están na súa maioría secuestradas polas corporacións editoriais, e ese delicto está amparado de feito, e ás veces de direito, polas administracións públicas, case sempre poñendo como excusa o que chaman falazmente “direitos de autor”. Isto é o que di Lázaro de Tormes no prólogo:

[...] ninguna cosa se debería romper ni echar a mal, si muy detestable no fuese, sino que a todos se comunicase, mayormente siendo sin perjuicio y pudiendo sacar de ella algún fruto. Porque, si así no fuese, muy pocos escribirían para uno solo, pues no se hace sin trabajo, y quieren, ya que lo pasan, ser recompensados, no con dineros, mas con que vean y lean sus obras y, si hay de qué, se las alaben. Y, a este propósito, dice Tulio: «La honra cría las artes». [...]

Maio 5, 2008 Posted by César Salgado | Education, Literature, Politics | | Non hai comentarios

Desinformación na morte de Leopoldo Calvo-Sotelo

Onte morreu Leopoldo Calvo-Sotelo y Bustelo, que foi presidente do Goberno de España entre febreiro do 1981 (despois da dimisión de Adolfo Suárez; durante a súa investidura produciuse o golpe de Estado do 23-F) e decembro do 1982 (cando Felipe González foi investido presidente tras acadar maioría absoluta o PSOE).

Telecinco (non é o único medio que tratou a noticia desta maneira, pero si o máis relevante porque chega a millóns de españois) abriu o informativo dicindo:

[...] Leopoldo Calvo-Sotelo, el único presidente de la democracia que no fue elegido en las urnas, sustituyó en el cargo al dimitido Adolfo Suárez [...]

Un discurso similar puido oírse en CNN+, onde incluso se equivocaron de ano:

[...] Llegó al cargo el 25 de febrero de 1982 [sic], no a través de las urnas, sino en sustitución del dimitido Adolfo Suárez. [...]

Como non podo crer que os redactores de Telecinco e CNN+ sexan tan ignorantes, estamos diante dun caso claro de desinformación. No sistema político vixente en España nesta época que chaman “democracia”, a elección do presidente do Goberno non a fan os cidadáns de forma directa: é o poder lexislativo quen a realiza, de forma indirecta, despois da proposta do rei, previa consulta cos grupos políticos que conseguiron representación parlamentaria.

É pois unha falacia que Calvo-Sotelo fose o único en resultar elixido deste xeito. Todos seguiron o mesmo procedemento. Outra cousa é que a propaganda nos queira convencer de que nas “eleccións xerais” votamos algo así como un presidente da República, creando unha ilusión (verosímil para a audiencia como calquera fenómeno-espectáculo televisivo), disfrazando o proceso para simular que temos esa liberdade que hai noutros países pero non hai aquí onde temos unha monarquía hereditaria (haberá quen diga que pouco máis ten porque o poder real é das corporacións industriais, militares e financeiras, pero cada un raña onde lle proe).

Corolario I (reductio ad absurdum): se estes medios defenden que so o “cabeza” da lista máis votada está “lexitimado polas urnas”, é unha inconsecuencia que desde estes mesmos medios se reclamen mocións de censura nos concellos vascos gobernados por ANV (reclamación que eu posiblemente apoiaría, pero que non é a cuestión agora).

Corolario II: é necesario que se formen en Educación para a Cidadanía os responsables da redacción dos informativos, moito máis que os rapaces que cursan o ensino obrigatorio.

Maio 4, 2008 Posted by César Salgado | Education, History, Politics, Propaganda | | Non hai comentarios

Homo, vir, mulier, man and woman

Falaba hai uns días, na anotación Linguaxe “non sexista” politicamente correcta… e corrixida, das falacias que hai detrás da linguaxe “inclusiva”, “non sexista” ou “non discriminatoria”… Hoxe volvo sobre a materia con dúas aportacións que indican que esta linguaxe pode ser “politicamente correcta” pero está etimoloxicamente desviada.

Isto é o que escribiu sobre o asunto que nos ocupa o usuario que se fai chamar Iustinus na Vicipaedia (Wikipedia en latín). É un extracto da súa “Translator’s Guide”:

[...] Words for “man” and “woman”
The distinction between homo, vir, mulier, and femina can be rather subtle.

  • The usual rule given is that homo means “man” as opposed to animal or god, whereas vir means “man” as opposed to woman or child. Nowadays we could say that vir means “man” whereas homo means “person” or “human” (though it is still always masculine).
  • In practice this distinction is complicated by rhetoric. Since homo was essentially a neutral word, whereas vir was positive, Romans would generally use vir in compliments and homo in insults: vir audax “a brave man” vs. homo audax “a man who doesn’t know what’s good for him.” Exceptions:
    • The Romans sometimes used homo with an otherwise positive adjective when they man in question was not upper class, or to form a backhanded compliment.
    • Since homo is the name of the human species, scientists of course use it without negative connotations, hence Homo sapiens.
    • Philosophers likewise use homo with neutral connotations, and so themselves are often called homines even in complementary contexts.
  • For women the term mulier is used in a negative or neutral context, and femina in a positive context.
  • Note however that when we are directly contrasting men and women it is normal to use vir and mulier without any moral judgement: Nomina virorum et mulierum “Names of men and women.”
  • This topic is covered in more thorough detail in The Rhetoric of Gender Terms by F. Santoro L’hoir.
  • Persona: the basic meaning of persona is “mask.” From this it acquires the meaning “character (in a play or story), personage.” In Classical Latin it never means “person” per se. Use homo (or mulier) instead.
  • Populus: populus means “a people,” never “people” generally.

[...]

E isto é o que escribe, sobre o latín e tamén sobre o inglés, J. E. Rendini no blog Test Patterns, concretamente na anotación “Man, Woman And Inclusive Language”:

[...] Man and Woman in English’s History

Inclusive language advocates complain that English is a “sexist” language because, among other things, it uses the nouns or suffixes man or men (and the correlative pronouns he, him, etc.) to refer to human beings in an abstract, general or collective sense. They argue that doing so reflects a deep-rooted value judgment to the effect that, compared to men, women are not worth mentioning. Non-sexist speech, they feel, requires a neutral, gender-blind term for a human being. Therefore, they want the use of the word man limited to those instances where the speaker is referring to a particular adult male human being. Otherwise, “neutral” terms – e.g., human, human being, person – however grammatically awkward, must be used.

But this is re-inventing the wheel. There is no reason to “re-translate” traditional texts. There is no reason to impose awkward grammatical constructions on simple, clear English sentences. English already has a perfectly functional, widely accepted, grammatically elegant neutral word for a human being, human entity, human person, or just plain human. That word is man. What English lacks is not a general, neutral term for “human being,” but a specific term for “an adult male human being” to match up against woman, its specific term for “an adult female human being.” In this respect, the language is actually biased in favor of women.

To illustrate, compare English to Latin, which has three words for “human being”: homo, the general term for a human whether male or female; vir, an adult human male; and mulier, an adult human female. Against these three Latin words, modern English opposes only two words, man and woman. The English woman translates directly into the Latin mulier – they mean exactly the same thing. But what does man translate into?

The inclusive language people assume that man translates into vir and so to use man as a general term unfairly excludes women. [...]

But the inclusive language people have assumed wrongly. As mentioned above, English lacks the specific term for a male human being: man does not translate into vir. Instead, man translates into the neutral Latin homo. [...]

How did English get this way? In the beginning, things were different. English has its ancient roots in Anglo-Saxon, a Germanic language brought to Britain by Saxon invaders during the waning days of the Roman Empire. Like Latin (and many other languages in the Indo-European linguistic family), Anglo-Saxon had three words for human being or person: a neutral word, man or mon; a word for an adult male person, wer; and a word for an adult female person, wif. The latter two words could be used in combination with the first, yielding wer-man, “adult male person,” and wif-man, “adult female person.” [...]

As Old English evolved through the Middle Ages into Modern English, the language kept its words for “female person.” Standing by itself, Old English’s wif became Modern English’s wife. Eroded by people’s tendency over time to slur difficult pronunciations, wif-man lost its f, becoming first wimman and finally the modern woman. Unfortunately, the words for “male person” did not do so well. Over the course of the twelfth and thirteenth centuries, wer and wer-man dropped out of use and disappeared almost entirely. Man was sucked into the syntactical vacuum, developing a secondary meaning, “adult male person,” but retaining as its primary sense its original, generic meaning, i.e, “human being” or “person.”

The conspiracy-minded among us might think that the foregoing simply evades the question; that there is something sinister and sexist behind the demise of wer-man during the Middle Ages. [...]

Maio 2, 2008 Posted by César Salgado | Education, Language, Politics | | Non hai comentarios

Para un país lonxíncuo e misterioso

Johan Vicente Viqueira López-Cortón (1886 - 1924) destacou, a pesar da súa delicada saúde, como filósofo, psicólogo, pedagogo, traductor, profesor, escritor e político galeguista, ademais de ser músico e compositor amateur. O seu nome aparece escrito, segundo a fonte, doutras varias formas (Xoán, Xohán, Xohan, Johán…) e o seu apelido pode encontrarse tamén como “Biqueira”. Usaba o “j” en galego porque defendía o progresivo achegamento á ortografía histórica (postura similar á hoxe coñecida como reintegracionista).

Viviu a súa infancia e morreu na parroquia de Vixoi (Bergondo), e foi enterrado no cemiterio civil de Ouces (no mesmo concello). Estudiou na Institución Libre de Enseñanza e logo en París e Alemaña. Chegou a ser presidente das Irmandades da Fala da Coruña. Dedicóuselle o Día das Letras Galegas no 1974. Para saber máis sobre el pode verse a biobibliografía elaborada polo profesor Antón Costa Rico para o Consello da Cultura Galega.

Hoxe traio aquí un soneto seu, segundo o texto editado por Francisco Fernández del Riego:

Para un país lonxíncuo e misterioso
en vagos soños emigra cada día
miña alma, cal linda cotovía
buscando o ceu en tempo deleitoso.

Lixeira, vai voando ao cobizoso
curruncho, todo ben e louzanía,
en brétemas envolto de poesía,
abalado dun cántico armonioso.

¿Sabes tí dónde queda, miña amada,
este país dunha eternal ventura
que nunca o foi, nin o será igualada?

Nos brancos brazos teus todos tenrura,
no amoroso fulgor da túa mirada,
dos teus beizos na cálida dozura.

É inevitable ver aquí un recordo dun dos poemas ós que máis compositores puxeron música, normalmente en forma de lieder (entre eles Beethoven, Schubert e Schumann): “Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn…?” (¿Coñeces ese país onde medran os limóns…?), escrito por Johann Wolfgang von Goethe.

Nunca saberemos que podería dar Viqueira á cultura galega se non morrese antes de cumprir 38 anos…

Abril 30, 2008 Posted by César Salgado | Education, Galicia, Language, Literature, Music, Philosophy, Politics, Vocal music | | Non hai comentarios

Dicionario de galego en liña da editorial Ir Indo (beta 1.0)

Acabo de coñecer, a través da lista de correo “Terminoloxía” (Consello da Cultura Galega), que a editorial Ir Indo pon en liña o seu “Dicionario de galego” (beta 1.0).

Os amantes da lingua e os que a usamos como ferramenta de traballo debemos agradecer que Ir Indo volva apostar pola difusión da cultura.

Abril 24, 2008 Posted by César Salgado | Education, Galicia, Language | | Non hai comentarios

Cervantes e Shakespeare non morreron o mesmo día

Hoxe comenteilles ós meus alumnos na clase, xa que “se celebra o día do libro”, que William Shakespeare e Miguel de Cervantes non morreron o mesmo día, aínda que mirando as datas pareza que si (nas dúas pon o 23 de abril do 1616).

Ninguén está a mentir… en España era o 3 de maio cando morreu Shakespeare. O motivo da discrepancia é que España e outros países católicos implantaran no 1582 o calendario gregoriano e Inglaterra aínda seguía o calendario xuliano.

P.S. (5 - V - 2008). Acabo de coñecer que o historiador hispano-peruano Inca Garcilaso de la Vega (Gómez Suárez de Figueroa no bautismo) tamén morreu o 23 de abril do 1616. Ollo: non debemos confundilo co insigne poeta Garcilaso de la Vega (1501 - 1536).

Abril 23, 2008 Posted by César Salgado | Education, History, Literature, Spain, United Kingdom | | Non hai comentarios

Si á cultura relixiosa, si á Filosofía, non á catequese na escola

Desde varios sindicatos e colectivos, como a Sociedade Galega de Filosofía, a Asociación Cultural Sine Nómine e a Asociación de Profesores de Música de Secundaria e Bacharelato de Galicia estanse a facer campañas contra o anteproxecto do decreto polo que se establece a ordenación e o currículo de bacharelato na Comunidade Autónoma de Galicia. Os motivos: parece que van a menos as horas de Filosofía, Historia e Música e, paradoxalmente, aparece a materia de Relixión (confesional) en segundo de Bacharelato (o curso previo á universidade).

Eu son unha persoa crente e considero fundamental a cultura relixiosa para comprender contidos da Historia, da Historia da Arte (incluída a Historia da Música), da Historia da Filosofía, pero estes contidos deberían formar parte das áreas denominadas “Coñecemento do Medio”, “Ciencias Sociais”, “Historia”, “Filosofía”, etcétera. Opino que a catequese “católica” nas escolas infantís, primarias e secundarias é un atranco á organización dos centros educativos e un anacronismo incompatible coa aconfesionalidade do Estado.

Eu xa asinei a campaña da Sociedade Galega de Filosofía e a campaña da Asociación Cultural Sine Nómine.

Abril 20, 2008 Posted by César Salgado | Education, Galicia, History, Philosophy, Politics, Religion, Spain | | Non hai comentarios